Certamente! Le anime preferiscono restare nelle proprie case per un po' di tempo e non essere subito portate al gelido obitorio, dove non c'è un clima adatto alla preghiera. Portandole via di casa subito, come spesso avviene, vengono a mancar loro tutte quelle attenzioni che si aspettano in quel frangente e le preghiere a loro tanto necessarie. Poi, come le dissi ieri, sono presenti al proprio funerale e quindi vedono chi è venuto per pregare davvero e chi invece, è venuto solo per far bella presenza o peggio. Odono quello che noi diciamo di loro in questa occasione. Le lacrime non li toccano; le lacrime servono a noi, per la nostra guarigione interiore, non per la loro.
I funerali dovrebbero essere cerimonie semplici, svolte in un clima compreso di affetto sincero.
Che cosa in particolare non piace loro dei nostri funerali di oggi?
Non amano certamente che si dicano di loro cose inesatte od ipocrite, preferendo la verità anche se può fare male. Gli elogi devono avere un fondamento di verità, se si vuole aiutarli nel loro percorso verso Dio. La famiglia del defunto dovrebbe riconoscere e confessare i peccati di quell'anima ed offrirli in preghiera a Gesù.
Non amano i funerali in 'pompa magna'. Non amano essere cremati né gradiscono che i loro organi vengano utilizzati per la ricerca o i trapianti. Per loro il fatto di spargere le ceneri in cielo o in mare è ridicolo e senza senso. Anzi, il gesto nuoce loro perché è più facile che chi resta se ne dimentichi mancando un riferimento per la preghiera, la visita regolare al cimitero, il piccolo gesto di ricordo. La Chiesa ha permesso la cremazione soltanto per scoraggiare atti sacrileghi. E anche in questo caso si trattò di decisione politica più che di decisione santa od utile.
In breve, non amano nulla che non sia frutto della preghiera o che non li metta nella luce giusta. Ricordarli davanti a Gesù significa esattamente ricostruire la loro persona, difenderli e trasformare in cosa completamente buona ciò che in vita fecero un pochino meno bene.
Questo pensiero mi ricorda ciò che mi accadde una sera tornando a casa. Stavo attraversando un bosco, sulla via di ritorno appunto, quando mi venne incontro una donna tanto, tanto vecchia. "Santo cielo" - pensai -, "com'è vecchia!". Veniva verso di me con passo incerto e l'aria persa e triste. La salutai e le chiesi cosa facesse lassù a quell'ora, tutta sola. Mi rispose: "Nessuno mi ama. Nessuno mi vuole con sé. Sono costretta a dormire per strada". "Dev'essere svanita!" - pensai. Dopo un attimo di esitazione, offrii di prendermela in casa pensando che se fosse stata di peso, la cosa non si sarebbe protratta. Le dissi: "Vieni pure da me. La mia casa è piccola, ma un tetto c'è e ho di che sfamarti". Alle mie parole si trasformò e mi rispose, raggiante:
"Questo era quanto mi occorreva!". Poi sparì. Seppi più tardi che lei stessa aveva rifiutato di dare asilo ad una persona in stato di estrema necessità e che era costretta a vagare in Purgatorio finché, a sua volta, non fosse stata accolta in casa da qualcuno.
Vede, col mio gesto, ho riparato quel peccato. La mia offerta di accoglierla rappresentò la riparazione del suo rifiuto. La riparazione è SEMPRE necessaria e se non ripariamo di nostra iniziativa, il Signore fa in modo che essa abbia luogo comunque.






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