giovedì 28 maggio 2026

Maria Simma – La malattia

Buon giorno! Si accomodi, Nicky! Si è trovato bene dalla signora Schwarzmann? Sa, siamo amiche da una vita. Spesso mi dà una mano a scrivere gli indirizzi sulle buste. Le ha detto come stava?
Mi sono trovato benissimo! La camera era ottima, non sarei stato meglio in albergo. La ringrazio la sua è stata davvero una buona idea. Sì, mi disse che stava bene, ma che doveva riguardarsi non avendo più il cuore forte di un tempo. Mi è sembrata, comunque una persona serena.

Allora, riprendiamo...
A proposito di handicap fisici o di malattie, Maria, le è mai capitato di ricevere anime che conosceva in vita e che erano malate o in qualche modo menomate?
Sì, queste persone mi sono apparse molte volte e totalmente guarite ed integre. Le deformazioni e le cicatrici erano scomparse.
Una volta sola mi apparve una persona con la gotta. Ma c'era un motivo. L'anima desiderava dare delle disposizioni alla propria famiglia e questa mi avrebbe dato retta solo se avessi specificato questo particolare del loro defunto. Avvenne proprio così. Seppi descriverlo e loro mi credettero e fecero ciò che chiedeva.
Mi ricordo di una persona che in vita era muta e che ora parlava perfettamente. Non le dico la sua gioia! Non so perché fosse muta da viva. Quelli che in vita avevano girato in carrozzella ora camminavano perfettamente. Le carrozzelle non c'erano più. Tutte le imperfezioni più o meno serie erano scomparse. Si ricordi, comunque, che vedo solo le anime del livello superiore del Purgatorio. Questo lo ribadisco perché altri hanno constatato sofferenze e ferite in queste anime, ma sono sofferenze dell'anima e non del corpo. Il corpo terreno non c’è più.
A questo proposito le racconto un episodio. Venne da me un giorno l'anima di un sacerdote. Dopo aver ascoltato la sua richiesta mi fu concesso di chiedere come mai la sua mano destra fosse così bluastra e sporca. La risposta fu: "Dite a tutti i sacerdoti di benedire senza sosta le persone, le case, gli oggetti sacri. Ho trascurato di farlo spesso e ora soffro in questa mano.

Secondo lei, l'AIDS è una punizione per i nostri peccati?
Sì. Penso di sì. Ma più che punizione è riparazione per i peccati di immoralità. So che la gente si ribella e dice che il Signore è crudele, ma la purificazione e la riparazione sono espressioni, invece, della Sua misericordia. In modo particolare la sofferenza di tanti innocenti affetti da AIDS si spiega in termini di un'ulteriore e necessaria riparazione per tutti. La misericordia di Dio è infinita, ma la Sua giustizia è perfetta e totale. Se conoscessimo sin d'ora la Sua giustizia come la conosceremo in Paradiso, molti di noi morirebbero sotto il peso dei propri peccati.

Ritiene che sia possibile guarire dall'AIDS?
La cura esiste, ma poiché non rende economicamente e non è gradita ai più, la gente non l'accoglierà per ancora molto tempo. La cura sono Gesù ed i Dieci Comandamenti. Questi non ci furono dati per controllarci, ma SOLAMENTE per proteggerci, rafforzarci e liberarci.

Capisco. In realtà più che di cura preventiva mi riferivo ad una possibile guarigione della malattia già contratta.
Anche questo è già successo, in luoghi di intensa preghiera.

Dove?
Mi dicono di un posto in Italia, ma non ricordo dove. So che è avvenuto anche a Medjugorje. Ma non è tanto importante il posto quanto l'intensità e la quantità della preghiera.

Come spiega il fatto che tante persone con problemi gravissimi e che hanno già battuto a tutte le porte dei medici, psichiatri e sacerdoti vanno a questi incontri di preghiera e invece di trarne beneficio stanno peggio? È forse dovuto ad un legame non risolto con un parente defunto?
Sì, è possibile. Se questa è la causa, quel loro defunto è ad un livello molto profondo del Purgatorio. Un buon esorcista è in grado di impedirgli di disturbare ulteriormente il suo discendente.

Maria, si ricorda in modo particolare di qualcuno in cui l'incapacità di perdonare ha scatenato una malattia in quella persona?
Si, questa è certamente una delle cause più comuni di molte malattie fisiche e mentali. Mi ricordo di un caso ad Innsbruck in cui una giovane donna non riusciva assolutamente a perdonare a suo padre. Quando era vivo il padre non era mai riuscito a dare un po' di affetto ai suoi ragazzi e nel suo caso specifico, le aveva impedito di farsi una buona posizione, attraverso il completamento degli studi, cosa a cui lei aspirava tantissimo. Il suo veto la portò ad arrangiarsi faticosamente nella vita per mancanza di professionalità. Era proprio questo che non riusciva a perdonargli. Poco dopo il decesso, l'uomo apparve non una, ma tre volte alla figlia, supplicandola di perdonarlo. Ma lei non se la sentì. Non molto tempo dopo questo fatto, la donna si ammalò e fu allora che capi che avrebbe dovuto perdonargli. Presa questa decisione gli perdonò fino in fondo, di tutto cuore. Da li a poco la malattia regredì fino a scomparire. Non ricordo il tipo di malattia, ma per lei era chiaro che questa era dovuta al suo risentimento protratto per così tanto tempo.
Non sempre riusciamo a dimenticare, ma dobbiamo perdonare. Il non-perdono è la causa dei gioghi e degli ostacoli più pesanti e più seri che ci autoinfliggiamo nel corso della nostra esistenza. Se a Dio offriamo tutto questo, diventiamo molto più liberi e più pieni, poiché con il perdono ci perviene una migliore comprensione della situazione. Questa è una grazia grande ed importantissima.
Mi viene in mente un altro caso. Si trattava di una donna affetta da più di vent'anni da una malattia della pelle deturpante e fastidiosissima. Il massimo che i farmaci più recenti potevano offrirle era una crema costosissima per lenire il prurito. Un giorno fece un pellegrinaggio durante il quale conobbe una persona di grande preghiera e spiritualità. Questa si rivolse a lei e al marito molto semplicemente durante l'ora di cena, dicendo: "Chiediamo a Gesù di dirci che cosa le procura quell'eczema sulle mani e sulla sua gamba destra dal ginocchio in giù". In quello stesso momento ebbe una visione: una donna inginocchiata sulla gamba destra e con le braccia tese verso una bimba. La bimba era la signora ammalata e la donna, sua madre, che si era sempre rifiutata di tenere in braccio i suoi figli, in modo particolare questa figlia ora adulta. La figlia non era mai riuscita a perdonarglielo. Quando ebbe raccontato il fatto alla coppia, il marito esclamò: "E vero, è verissimo! Non le hai mai perdonato questa cosa!". In lacrime, lei ammise che era vero. Introdusse questa intenzione nella sua preghiera e nelle S. Messe che seguirono in quei pochi giorni del pellegrinaggio e l'affezione si ridusse notevolmente. Poi tornarono a casa. La persona che ebbe la visione non seppe mai se la malattia fosse scomparsa o meno, ma restava il fatto che nei due o tre giorni del pellegrinaggio il prurito ed il brutto aspetto erano quasi scomparsi. Non si può pretendere che una persona riesca a perdonare completamente nel giro di una notte, ma quella sera, per quelle tre persone, una cosa certa ci fu, la precisa indicazione di Gesù.
Quindi la malattia si manifestava ancora una volta perché la persona sapesse del peccato del proprio congiunto, che dal Purgatorio mandava segnali per ottenere perdono senza il quale non poteva essere liberato. Ora so, sono certa che quell’anima di cui non seppi mai il nome, è in Paradiso e che sua figlia è stata liberata da una condizione dolorosa, sgradevole, e per di più molto costosa, di cui soffriva da parecchi anni.

Maria, lei mi disse una volta che satana provoca malattie nelle persone servendosi di stregoni che hanno demoni al loro servizio. Come è possibile discernere se esse vengono o meno da satana?
Pregando con quella persona o su quella persona. Se l'esorcismo o la preghiera di liberazione non sortisce alcun effetto ciò significa che la malattia non è di origine demoniaca. Al contrario se l'origine è quella, il demonio cercherà o di nascondersi in qualche modo o di attaccare per poi andarsene se si persevera. Negli ospedali la parola "virus" dovrebbe destare qualche sospetto. E una parola usata spesso dai medici quando non sanno a cosa attribuire l'origine di una malattia. Nel caso di una sospetta origine demoniaca di una malattia, è bene rivolgersi subito ad un sacerdote o ad un altro intercessore potente e chiedere agli amici ed ai parenti di pregare tempestivamente per l'intercessione di Maria Santissima e di San Michele. Il sacerdote dovrebbe portare con sé acqua benedetta, consacrata ed esorcizzata o, meglio ancora, olio benedetto.

Può portare qualche esempio di malattie di origine demoniaca?
In questo momento mi vengono in mente tre casi. Uno di polmonite, il secondo di leucemia ed il terzo di un breve ma spaventoso episodio di dolori alla colonna vertebrale. Di quest'ultimo caso so quasi tutto, perché capitò ad un amico che già da parecchi mesi lavorava a fianco di un sacerdote assai noto e stimato in Europa. Questo amico improvvisamente ebbe un dolore alla schiena dovuto al nervo compresso fra la terza e quarta vertebra, dolore che non diminuì né con i miorilassanti né con gli anti- infiammatori, anzi andò crescendo sempre di più finché, dopo quattro giorni spaventosi, sospettando lo zampino del diavolo, egli fece chiamare due sacerdoti. Arrivò il primo che però si mostrava piuttosto scettico. Dopo una lunga e vana discussione acconsentì finalmente a pregare su di lui. Non appena ebbe inizio la preghiera, il dolore esplose, diramandosi per tutto il lato destro del corpo, come se un forcone gli strappasse i muscoli e affondasse nelle articolazioni. Lo spasimo correva su e giù per il lato destro mentre il prete pregava, per poi smorzarsi di colpo dopo tre o quattro minuti. Intanto, tra urla e contorsioni, l'amico era sul punto di svenire. Anche il sacerdote, piangendo, riconobbe che il sospetto era davvero fondato. Sei ore dopo, durante le quali il malato riuscì a dormire un pochino, arrivò il secondo sacerdote, quello per cui il malato lavorava e anche lui iniziò a pregare. Questa volta l'essere reagì solo nella misura di un terzo rispetto a prima, per poi calmarsi completamente. La mattina dopo il mio amico fu di nuovo in piedi e riprese tranquillamente il lavoro dopo cinque giorni di letto fra dolori inenarrabili.
Due settimane più tardi venne da me e spiegò l'accaduto al mio amico esorcista. Costui pregò su di lui eliminando anche quel poco di residuo rimasto e scoprendo che il male era stato causato da qualcuno nella sua città. Il mio amico non conosceva questa persona, ma il fatto stesso che il sacerdote fosse aiutato da una persona così leale e perseverante era stato sufficiente per rendere "quell'altro" furioso.

Poteva o doveva sapere questo sconosciuto che vi era una debolezza nella schiena del suo amico?
Certamente i demoni che tormentavano questo poveraccio erano al corrente di questa debolezza; considerando anche quanto sia famoso questo sacerdote, il mio amico si esponeva, per forza di cose, ad attacchi di questo genere.

Sono ugualmente efficaci le preghiere di guarigione e di liberazione espresse a distanza anche quando sono dette per persone che non accettano che si preghi per loro?
Decisamente sì. Purtroppo tante persone, fra cui molti sacerdoti, non nutrono una fede così grande da crederci e, di conseguenza, finiscono per non dirle. Nel Vangelo, Gesù guarì il servo del centurione a distanza. Poi disse: "Torna a casa tua; poiché tu hai creduto, così sarà". Gesù guarì il servo per la fede del centurione in Lui. Ma non fu la fede del centurione a compiere la guarigione. E un problema di molti quello di pensare che la propria fede sia troppo debole perché possa servire a qualcosa. Gesù non è mai troppo debole per aiutare. Il punto è un altro: spesso ci tocca attendere poiché il Suo piano è diverso dal nostro.
Quando la persona disturbata è lontana, inoltre, è bene avere tutte le informazioni possibili per pregare il più efficacemente contro le influenze sataniche in lei. Queste devono essere chiamate per nome per poterle sgominare. Per riuscire in questo sono necessarie tanta, tanta preghiera e perseveranza, e fiducia che Dio provvederà a darci ciò che serve.

Quando le si rivolgono persone con disturbi di vario genere dandole i nomi dei loro defunti, una volta fatte dire per loro le Messe ed altre preghiere, le risulta che in queste persone, nella loro famiglia o nella loro casa si provi molta pace?
Sì, è quasi sempre così purché, naturalmente, io resti in contatto con loro. Molte persone restano collegate con me anche per periodi prolungati per cui ho modo di constatare, pur avendo un elenco lunghissimo di nomi da ricordare e pur non essendo né medico né psicologo, quando davvero un ragazzino disturbato si trasforma in una personcina allegra e serena. Non sa quanta gioia io provi quando mi trovo davanti a questi meravigliosi cambiamenti in più soggetti. Gesù e Maria non negano a nessuno la Loro Pace e la Loro Gioia!

In diverse branche della scienza medica si pratica l'ipnosi come supporto ad alcune terapie o per scoprire se nel subconscio vi siano elementi che possano spiegare quel determinato disturbo. Le anime le hanno mai parlato di ipnosi?
Le anime dicono che è una pratica pericolosa e che è peccato praticarla. Nessuno ha il diritto di sondare il nostro subconscio e se lo fa, sappia che i risultati non sono affidabili. Alcune persone che credono nell'aberrazione della reincarnazione attingono queste convinzioni dalla ipnosi. Questo è uno dei tanti casi in cui un peccato relativamente piccolo porta ad una grossa confusione.

Quando una persona è molto malata e soffre indicibilmente che cosa al medico curante è lecito fare agli occhi di Dio?
L’anima di un medico mi rivelò che doveva ancora tanto soffrire in Purgatorio per aver abbreviato la vita di alcuni suoi pazienti con iniezioni per risparmiar loro spaventosi tormenti. Un medico non può MAI sopprimere la vita umana; se lo fa, commette un omicidio vero e proprio. Solo Dio è padrone della vita e della morte. Dio permette tuttavia che egli si adoperi per alleviare il dolore con terapie adeguate.

Quando il medico si assume questa terribile responsabilità, è necessario che l'anima del paziente finisca di scontare in Purgatorio la sofferenza interrotta sulla terra o è il medico stesso che si accolla dopo la sua morte questa sofferenza?
Questa sofferenza ricadrà sul medico alla sua morte se non si converte e non si pente per mezzo della confessione, la penitenza e la riparazione; non solo, ma anche la sua famiglia e i suoi discendenti ne porteranno le amare conseguenze, se egli non chiederà perdono a Dio.

Santo cielo! Le consta di casi in cui le generazioni seguenti abbiano sofferto e se così, quanto, in che modo hanno sofferto?
Sì, so di un caso in cui la nuora di un medico che praticava frequentemente l'eutanasia partoriva figli nati morti. Eppure sia lei che il marito erano sanissimi; non c'era alcuna patologia. Questa sofferenza della coppia più giovane rappresentava una forma parziale di riparazione richiesta da Dio per i peccati del genitore medico. Questa è la giustizia di Dio.

Ma allora significa forse che tutti i medici abortisti e i loro parenti dovranno soffrire tutto ciò che i piccoli da loro soppressi avrebbero dovuto soffrire nell'arco della loro vita se l'avessero vissuta, se a loro fosse stato concesso di vivere come Dio aveva prestabilito per ciascuno di loro?
Si, a meno che non smettano immediatamente e compiano atti di riparazione. Significa proprio questo!

Ho saputo che Sarajevo, Mostar e Vukovar erano, prima della disgregazione della ex Jugoslavia, le città in cui si praticava più liberamente l'aborto. In termini di giustizia divina, è forse questa la ragione per la quale queste città sono state le più martoriate in questa recente guerra nei Balcani?
Il motivo è questo, senza alcun dubbio. Laddove sono concentrati i peccati contro la vita, Dio farà valere la Sua giustizia alla quale non si potrà sfuggire. Che questo esempio sia di monito a tutti i governi, legislatori ed operatori sanitari dell'oriente e dell'occidente!

(Tratto da Fateci uscire da qui - Maria Simma risponde a questa chiamata delle anime del Purgatorio).




Cari figli. Questo tempo sia per voi tempo di preghiera e di digiuno. Figlioli, nell'amore ritornate a Dio che è la vostra pace. Io sono con voi, figlioli, e vi amo con la mia tenerezza materna. Grazie per aver risposto alla mia chiamata. (Messaggio del 25 maggio 2026). (Con approvazione ecclesiastica).


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